Immagine e ispirazione

1488655_476330432478289_1538340086_nA un anno esatto di distanza ho ripubblicato questa foto sulla mia pagina facebook.
Quel che più mi piace, quando fermo una immagine, è ascoltare quel che dice agli altri,  scoprire la varietà di mondi e stati d’animo soggettivi di chi osserva. Questa cosa la ripeto sempre, fino alla noia.
A un anno esatto di distanza ho ripubblicato questa foto.
E a qualcuno ha ispirato un racconto, completamente differente dal mood che avevo dato io alla foto. E me lo ha inviato.
Grazie ad Angela Caldarola.

“Sarò fuori per lavoro qualche giorno, raggiungimi. C’è un piccolo albergo, nella piazzetta del paese. Camera 403.”
Questo gli aveva scritto. Indecisa fino all’ultimo se inviare o no quel messaggio, l’aveva riletto più volte.
“Non voglio che si senta supplicato o obbligato” – pensava.
Dopo aver tentennato, dette l’invio.

Si domandava che percorso compie un messaggio prima di giungere al destinatario. Pochi secondi e arriva ovunque, anche dall’altra parte del mondo e invece ci hai impiegato giorni prima di decidere. Non reca con sé la carica di aspettativa e di speranza che scatena nell’anima.

Lui lesse distrattamente ma, quando scorse il mittente, il suo cuore ebbe un sussulto ed un sorriso illuminò il suo volto in un giorno che sembrava essere come tanti altri. Decise di non risponderle per farle una sorpresa e per accrescere in lei il desiderio di rivederlo dopo l’ultima volta in cui si erano visti, mandandosi al diavolo…
“Mi ripeto sempre di non cercarti più!” – aveva urlato lei!
“Ed io non devo più accettare i tuoi inviti!” – sbraitò lui.

Eppure non riuscivano a dirsi addio.
Ciò che li univa era più forte di tutto.
Insieme erano un puzzle perfetto.
Quei pezzi che a volte fai fatica a staccare perché si incastrano alla perfezione.

In quel freddo e piovoso pomeriggio di dicembre, quando sembra quasi che l’alba e il tramonto si fondano, dopo ore passate al lavoro, lei leggeva un libro distesa sul letto, guardando fuori dalla finestra e ripetendosi quanto fosse stata stupida ad invitarlo, visto che erano passati due giorni e non aveva ricevuto nessun cenno, neanche di dissenso.

Il pensiero la faceva impazzire e rattristare al tempo stesso. Si era detta però che era meglio così. Ora sapeva che a lui non importava più nulla di lei. Con il libro in mano sonnecchiava, anche se non profondamente, quando udì bussare alla porta.
Il suo cuore trasalì in un secondo. Sperava che fosse lui ma ripeteva a se stessa che non era affatto possibile.

In quel triste pomeriggio di pioggia, aprendo quella porta il sole invase la piccola stanza 403. Era lui, sorridente, bello, con gli occhi lucidi, grandi, appena bagnato di pioggia. Senza dire una parola si guardarono, si sorrisero e lei gli buttò le braccia al collo stringendolo fortissimo.
Il respiro di lui era mozzato dal suo abbraccio, si sentiva nella stretta di una morsa dalla quale però non voleva liberarsi.
All’abbraccio seguì un timido: “Sei qui..”
E lui rispose: “Sì. Sono qui… Solo per te…”
Seguirono baci, baci appassionati, carezze, sorrisi…
I loro corpi si fusero perfettamente, si legarono dolcemente dopo tutti quei mesi in cui erano stati lontani… Distanti fisicamente ma uniti da un filo invisibile che non si spezzava mai…

Restarono a lungo abbracciati, distesi, con gli occhi socchiusi per gustare gli attimi di fugace felicità che finalmente, in quella stanza avevano catturato.

Lui si rivestì, senza distogliere gli occhi dai suoi, sorridendole con dolcezza.
Prima di andare via, lui la strinse forte a sé e poté sentire il battito del suo cuore che galoppava, ubriaco di emozioni.
“Sei tutto quello che ho sempre desiderato e che ho sempre cercato. Sei importante per me, non ti abbandonerò mai!”- disse lui.
Lo baciò fortissimo e riuscì solo a sussurrargli un timido: “Ti adoro.” Lui chiuse la porta alle sue spalle. Lei si affacciò alla piccola finestra di quell’albergo.
La pioggia continuava a battere contro i vetri, ora appannati dal calore che aveva scaldato quella stanza, la 403.

Con il volto rigato dalle lacrime e con il profumo di lui addosso, lo guardò allontanarsi dalla finestra fino a quando scomparve all’orizzonte.
Forse lui non avrebbe mai potuto cambiare la sua vita ma lei sapeva di possedere il suo cuore.
E in qualunque parte del mondo lei fosse andata, il nastro che li legava non si sarebbe mai spezzato, fino al loro ultimo respiro.
Come un nodo all’anima che più stringi, più ti manca il fiato.
Guardò la foto che aveva appena scattato, lui che si allontanava sotto la pioggia e comprese… Comprese che sarebbe divenuto il ricordo più prezioso di quelle ore insieme. Riguardandola ogni volta che il destino li avrebbe brutalmente separati.
Scrisse dietro la foto solo una data: 13 dicembre 2014.
Ed una frase: “A te, che sei sempre dove sono”.

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2 pensieri su “Immagine e ispirazione

  1. Apprezzo la foto, apprezzo il racconto. Ma temo che l’uno appanni l’altra, il racconto zeppo di frasi scontate e la foto già vista decine di volte. Forse da soli avrebbero pure un senso, ma insieme, proprio non funzionano. Perché? Perché mortificarli in questo modo? Pensateci su, chissà.

    • Ciao S. (mi fa strano rivolgermi a una lettera puntata! 😀 )
      La foto è nata in tutt’altra situazione, completamente differente da quella narrata nel racconto. Penso di aver scritto tutto all’inizio del post e, cliccando sulla foto, potrai avere accesso a quello che è il reale senso della fotografia.
      Personalmente, non scatto una foto per copiare altri, né perché non ho idee. E’ una modo completamente differente il mio (che non vuol dire giustificarmi, però). Semplicemente, in quel momento, avevo necessità di quello scatto, con una canzone che mi ronzava in testa a dirmi di “fare qualcosa”. Psicosi? Forse sì.
      A un anno di distanza da quello scatto ho ripubblicato la foto su un social. E a qualcuno ha ispirato un racconto. Che era diverso da tutto quello che avevo messo io in quella foto. Era completamente fuori contesto. Quel che mi ha fatto piacere, però, è che qualcuno, più o meno dotato per la scrittura o più o meno dotato di immaginazione e inventiva, ha avuto una idea per scrivere qualcosa. Penso che uno degli obiettivi della fotografia sia smuovere qualcosa in chi osserva. E, nonostante la trama di questo racconto non sia proprio ciò che preferisco leggere nella mia vita, mi ha fatto piacere l’esser riuscita a smuovere qualcosa in qualcuno che non conoscevo. Tutto qui.

      Anche se la foto ti pare vista e rivista, ti consiglio, se ti va, di cliccarci su e valutarla con i miei occhi e il mio stato d’animo iniziale, dato che l’accoppiata non fa impazzire te (e, onestamente, neanche me! 😀 ).

      A presto!

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